PUBBLICAZIONE EX POST, MA EX POST DI BRUTTO: ERA DEL 12 AGOSTO
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Benvenuti a Croncache Lituane, "una trasmissione fortissime fatta di gente fantastici", che stavolta trasmette dall'Italia. A proposito: che fine ha fatto Disco Radio?
Torni da 2000 km con poche certezze in tasca. Ri-sali in macchina dopo più di tre mesi e mentre gioisci perché ti rendi conto di essere ancora capace di guidare ti disperi perché sui 107.300 non c'è più "la radio disco". E allora pensi:"è cambiato tutto, in tre mesi è cambiato tutto, non è possibile". "Dove hai detto che sei stato?" ti chiedono i tuoi amici sorridendo, "a Vilnius" rispondi tu mentre ti rendi conto che il loro sorriso vira verso un'espressione interrogativa: "e come ti sei trovato?" chiedono, mentre dai loro occhi leggi un'altra domanda ("ma dove cazzo è Vilnius?"). "Bene, una figata": da quì le domande diventano le più disparate. "Ma in che lingua parlavi?", "Giapponese"; "Hai conosciuto qualche lituano?", "No, uscivo solo con i cinesi e con i senegalesi, ce n'erano tanti, basta guardare la posizione geografica..."; "Hai visto che l'Italia ha vinto i mondiali? Qui abbiamo festeggiato...", "No, ero in bagno. E non ho festeggiato perché era finita la carta igenica", "E le ragazze lituane come sono?", "Intelligenti. Incredibile...", "Ma sono fredde?", "Quando muoiono", "Ma te la danno subito?", "Prima ancora che tu gliela chieda, loro sono lì che aspettano gli italiani apposta per dargliela, non vogliono né francesi né tedeschi né spagnoli né lituani né russi"; "Ma dove abitavi?", "A Milano, facevo da pendolare", "No, dai, fa il serio: intendo dire in una casa?", "Avevo un igloo, era un po' umido ma pagavo poco di affitto"; "Ma all'Istituto Italiano di Cultura c'era qualcuno che parlava italiano?", "No, come dice il nome è un ente del governo canadese per cui si parlava inglese o francese"; "Cosa ti è mancato dell'Italia?", "Le domande intelligenti". Sei tornato in Italia da meno di una settimana ma già ti rendi conto che infondo non è cambiato proprio niente. Perché anche Disco Radio c'è ancora, basta solo cercarla bene.
Ci eravamo lasciati con un magone e con la tristezza per l'imminente partenza. E allora flash back. Siamo all'aereoporto di Vilnius. Dieci ragazzotti italiani al check in aspettano i voli Flylal per Roma e Milano. Occhi lucidi, musi lunghi: "E' che sono un po' ubriaco...No, è che stanotte non ho dormito..." poche balle, sembra che stiamo partendo tutti per la guerra più che per l'Italia.
Noi che in Lituania ci siamo stati e che in Lituania ci siamo divertiti, noi che abbiamo trovato un altro mondo e ci è piaciuto, da lassù non vorremmo mai ripartire. E i lituani non lo capiranno mai: per loro l'Italia è il paese del sole, il paese dove la gente ride sempre, il paese dei sogni; e la Lituania è il paese del freddo, del -30° in inverno, il paese dalla gente triste, che non ride e che è scontrosa, "ever worried for something". I lituani questa nostra tristezza non la capiranno mai, loro che all'aereoporto guardano increduli con "gli occhi di Schillaci a Italia '90" i nostri occhietti spenti, loro che partono dalla Lituania rinunciando a lavori più che dignitosi per finire in Norvegia a raccogliere le fragole, per badare ai bambini inglesi, per servire birra agli irlandesi. E non lo fanno solo per ragioni economiche - assolutamente plausibili, considerando il livello medio degli stipendi in Litas. Lo fanno perché la Lituania non gli piace. Non a tutti ma a molti. Il contesto sociale è precario, l'alcolismo è una piaga profonda della società, tutte le mamme prendono antidepressivi, il tasso dei suicidi è tra i più alti d'Europa. Perché se un medico prende quattrocento euro al mese (un infermiere molto meno) io spero di non andare mai in ospedale. Perché un paese che cambia sedici governi in quindici anni di indipendenza - con un Presidente della Repubblica segato perché corrotto- qualche problema da risolvere ce l'ha. Perché se un milione di lituani - a fronte di tre milioni e mezzo - negli ultimi cinque anni se n'è andato via, qualche questione da risolvere evidentemente c'è.
Hanno corso e continuano a correre. Anche se non lo dicono, i nostri amici lituani sono in cerca di certezze, stanno mettendo tanti timbri, vogliono dimostrare di essere europei. E allora se un ente francese dice che il centro geografico d'Europa è a venti chilometri a nord di Vilnius (e io mi chiedo come diavolo sia mai possibile che il centro d'Europa sia a Vilnius...) ci mettono una lapide e ci fanno un parco; e se Bush scrive su un mattone che "tutti i nemici della Lituania sono nemici degli Stati Uniti" loro appiccicano quel mattone sul comune vecchio nella seconda piazza della città, se all'indomani dell'indipendenza il Papa viene invitato per investire ufficialmente un colle artificiale di venti metri sul quale i lituani hanno piantato - e continuano a piantare - mille croci per ribadire il loro cattolicesimo sventolato in faccia ai caterpillar sovietici. Un paese che ricostruisce un palazzo reale distrutto cinquecento anni fa perché simbolo dell'identità lituana è un paese in cerca di se stesso. Un paese che appena può organizza sfilate e cerimonie in maschere medievali è un paese in cerca delle proprie radici. Ma hanno fatto tutto in quindici anni.
E a tutti noi che infondo della Lituania ci siamo innamorati viene difficile spiegare dove sia il bello della Lituania. Forse sta nelle birre - penso al passaggio da una Kalnapilis a 5 litas a una Sant Ambreus a Milano pagata 5 Euro con una qualità paragonabile "manco lontanamente" - forse nelle chiese e nei musei (...), forse nel basket, forse nel teatro di Necrosius o nella musica jazz....o forse nelle chiese e nei musei quelli veri.
Ad ogni modo la Lituania ti viene dentro. L'importante è non venire dentro la Lituania.
Saluti.
USL
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