Monday, May 22, 2006

NONA PUNTATA

HO LA LITUANIA IN PUGNO

Tutto comincia venerdì sera in una discoteca aperta da un mese.

Tutto comincia con una donna bionda, formosetta e poco vestita (mi dicono essere una reduce da "il bar", un reality show senza vip) che presenta la serata. Ascoltate le note di un noto (improbabile) cantante locale, inizia la musica, scelta e "messa su" dalla "barista" che fa da dj ma che del dj ha ben poco (nel senso che due canzoni sono separate da un secco "tac tac"). Inizio a ballare, qulcosa è (stata, in alcuni casi) nota anche da noi. Ma la sala è unica, sicché ogni dieci minuti si cambia genere. Drammaticamente. Perché dalla house al "gioca joue" il passo è breve. Per i lituani ovviamente. Perché ovviamente il "Ballo di Simone" che si balla quì è lituano (al massmo russo, ma cosa cambia?), non certo italiano. E provate a pensare come dev'esser bello trovarsi in mezzo a una pista in cui tutti ballano all'unisono conoscendo i movimenti, senza: (A) conoscere la canzone; (B) capire le parole; (C) conoscere i movimenti; (D) prendere il ritmo (E) capire cosa succederà tra un nano-secondo. Signori, venerdì sera ho scoperto che cos'è l'imbarazzo.

Ma un week end che si apre così non può che andare in crescendo.

E senza saper bene né come né perché, sabato pomeriggio mi ritrovo a Trakai, ex capitale nota oggi soprattutto per un castello (carino, per la verità, anche se "sembra il fortino dei play mobil", per usare le parole di un italiano che c'è stato prima di me), aggregato a una compagnia di simpatici lituani con cui rido e scherzo un po' in italiano, un po' in inglese e soprattutto a gesti, vicino al lago.

Sui giornali non si parla d'altro. In tv non si parla d'altro. Nei bar non si parla d'altro. Tra amici non si parla d'altro. Finalmente è sabato sera e c'è la finale dell'Eurovision, un festival di musica internazionale che "è impossibile che Italia non vedete, avete pure San Remo...". C'è entusiasmo, da queste parti, perché quest'anno la rappresentanza lituana ha superato le eliminatorie (a differenza del solito) ma ha una canzone "così stupida forse vince", come dicono loro.

E allora con in mano un bicchiere di vino bianco, seduto in poltrona con davanti la televisione e due piattini di "stuzzichini" salati, sono in un appartamento "sovietico"(squadrato, minimalista, essenziale: mi piace) ad ascoltare le 24 canzoni finaliste e a prendere in giro il cantante russo, assieme all'allegra brigata di lituani di cui sopra. "We are the winner of Eurovision", la canzone dei lituani, è veramente stupida ma fa ridere e anche secondo me è una delle migliori tra quelle in gara (otto famosissime ugole lituane si sono messe assieme per una canzone simile a "Abbiamo vinto il Festival di San Remo", cantata dagli 'Statuto' nel San Remo Giovani del 1992: una canzone che gli amanti del trash ricorderanno senz'altro).

Alla fine per i lituani non andrà benissimo, i finlandesi (un gruppo hard rock vestito come i cattivi del signore degli anelli) e il ridicolo russo hanno troppi punti (assegnati con un televoto internazionale in cui un paese non può votare per il proprio cantante) sicché prima che finisca
la trasmissione siamo già alla "festa del museo" ospitato dal castello: dame, giocolieri, fachiri, ballerini, cantanti, giullari e maestri di scacchi (contro cui mi sono misurato con poco successo) animano una piacevole mite serata dalle sonorità e dai ritmi medievali.

Domenica. La domenica per l'italiano medio coincide con il pallone: ai miei tempi era così, non mi sono certo tirato indietro, da buon italiano all'estero senza Gazzetta. E se c'è il "debby" (si legga con voce eccezziunale veramente) si va allo stadio. La partita di cartello è Zalgiris Vilnius-Vetra Vilnius, l'appuntamento è per le 18. Verso le 16, senza sapere bene perché, vado allo Zalgirio Stadionas: una struttura fatiscente all'apparenza poco curata. Vedo un'officina praticamente adiacente lo stadio: mi avvicino e chiedo se più tardi ci sarà la partita. Un ragazzo mi risponde di sì, e dal nulla mi ritrovo accanto un simpatico vecchietto che mi parla in un idioma misto inglese-lituano-tedesco-russo. Capisco cosa mi sta dicendo: lui è l'autista della nazionale lituana
di calcio. Mi accompagna verso l'ingresso del campo, gli dico che sono italiano e si illumina: "ITALIANO? MAMMAMIA!", poi inizia a spiattellare tutte le parole di italiano che conosce: "BARI, ORCHESTRA SINFONICA, SAN PAOLO,COLLINA". Quando sono a bordo campo e ho già stretto la mano a un dirigente dello Zalgiris, gli dico che scrivo per un giornale di calcio
italiano. Il tipo va in delirio. Inizia a dire a destra e a manca "Italia jornaliste", "Italie croniste". Mi prende e mi porta in un vicolo dietro il campo: è l'ufficio della federazione. Mi indica la porta. Cerco di dirgli che è chiusa ma lui mi risolve il problema: passa il suo badge e la porta miracolosamente si apre. Entro dentro ma gli uffici sono chiusi, mi indica un foglio ma ovviamente è in lituano e non capisco niente. Usciamo e fa una telefonata: mi passa il team manager della nazionale che mi dà appuntamento per le 18 quando inizierà la partita. Ci diamo appuntamento anche noi per le 18 davanti ai cancelli della tribuna coperta.

E mentre torno a casa per prendere la macchinetta fotografica incrocio un gruppo di esagitati che, con in mano due bandieroni biancoverdi, va verso lo stadio cantando a squarciagola le tipiche canzoni da stadio lituane: sono come le nostre ma non si capisce un cazzo (chiedo scusa per la parolaccia ma quando ci vuole ci vuole).

Alle 17.35 sono davanti all'ingresso della tribuna coperta: senza capire bene come e perché mi son ritrovato in tribuna vip, dopo aver stretto mille mani in qualità di "italias journaliste". Miracolosamente trovo un'anima capace di parlare inglese: mi dice anche che il dirigente della nazionale mi incontrerà a fine partita.Solo all'intervallo, mentre approfitto del ricco buffet, mi rendo conto (perché mi viene detto) che accanto a me ci sono il commissario tecnico della nazionale lituana e l'ex presidente dello Zalgiris (società che che ai tempi dell'Urss militava in serie A e che un anno è anche arrivata terza, "C'erano sempre 70 mila spettatori", mi dice il figlio del giudice sportivo lituano, l'unico anglofono di cui sopra). Alla fine la partita finirà 1-1, dopo 90' in cui le due tifoserie, circa 20 persone per il Vetra, un centinaio scarso per lo Zalgiris, hanno cantato ININTERROTTAMENTE nonostante la pioggia pesante del primo tempo (dimenticavo, allo stadio non ci sono barriere né tra le tifoserie né tra pubblico e campo).

I commenti del dopogara sono gli stessi in tutte le nazioni e in tutte le lingue: al bar con quattro lituani che commentano in lituano, capisco che si dibatte prima l'espulsione di Lehmann, poi per
un rigore non concesso dall'arbitro di Zalgiris-Vetra (1 metro e 90 centimetri per 85 kg circa, io non protesterei mai con un arbitro così) e infine si recrimina per il Deportivo la Coruna che pareggiando 1-1 non so contro chi, ha pregiudicato una scommessa di sette partite di un simpatico lituano che nonostante tutto ha pagato il conto per tutti. "Gli è successo anche l'anno scorso con Milan-Palermo: dopo mezz'ora il Milan vinceva 3-1, alla fine pareggiarono 3-3" mi traduce il figlio del giudice sportivo. A proposito: è più forte il "Milan Milan o l'Inter Milan"? Sorrido raccontandogli del 1989, una data che da queste parti ricordano per altri motivi...

Alla fine il dirigente della nazionale non l'ho conosciuto, ma sono stato invitato alla prossima partita casalinga dello Zalgiris - credo sempre per la tribuna vip - e a "un'amichevole internazionale Lituania-Italia" che il simpatico quartetto mi propone a patto che io trovi dieci
italiani disposti a venire in Lituania per giocare una partita (loro organizzeranno alloggio, prenotazione-campo e l'arbitro, e soprattutto l'alcolico post partita).

Ma come siamo messi con Lippi? Ci va ai mondiali?

Saluti.

USL.

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