CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO!
Bentornati a Cronache Lituane, l'unica trasmissione che è passata, nel giro di un weekend, dalla vodka doppia all'aspirina doppia.
Mi sia concessa qualche riga totalmente politically uncorrect per festeggiare la vittoria sui mangiatori di lumache dalla evve moscia e dalla zuccata facile. Permettetemi un ringraziamento a Bruno Pizzul, che con tutta la sfiga che portava, se avesse commentato lui non avremmo vinto nemmeno se avessimo incontrato in finale la Corea.
Benvenuti a Cronache Lituane, l'unica trasmissione che ha festeggiato, al grido di "Viva la f...!" la vittoria del Mondiale in terra baltica. Che poi per noi dell'82 è un momento storico. Tutti, sottolineo tutti, tranne la mia professoressa di italiano delle superiori che ha detto che "abbiamo sentito degli spari, siamo usciti fuori e ci hanno detto che l'Italia aveva vinto i Mondiali", quando sentono il nostro anno di nascita, pensano alla corsa di Tardelli, ai gol di Rossi, alla voce di Martellini e a Sandro Pertini che si alza in piedi e dice "non ci prendono più".
Finalmente anche noi abbiamo vinto un mondiale!!!E chissà se questa soddisfazione, prima o poi, toccherà agli interisti del 1989 con il campionato....(si tenga conto che i mondiali sono una volta ogni quattro anni...).
E comunque anche dal modo in cui abbiamo vinto il Mondiale ci siamo confermati, una volta di più, italiani. A parte il fatto che eravamo partiti "con le pezze al culo", per dirla in modo educato e raffinato, con un campionato "che non si sapeva nemmeno chi lo ha vinto", e ora ci troviamo a esultare al grido di "Io, Grosso, l'ho sempre detto...", "No no no ma io Materazzi l'ho sempre difeso...." e "Secondo me Lippi doveva essere confermato subbito..." (dalla Gea).
E comunque quando i mondiali li vincono gli altri i giocatori salgono disciplinatamente sul palco, si mettono la medaglia al collo e, come soldati in linea retta, aspettano che il capitano, l'ultimo a salire sul palco, alzi la coppa prima di dare -a volte- il peggio di sé con sceneggiate, baci e abbracci, giro di campo e simpatici caroselli.
Gli italiani no. Sembravano una comitiva dell'asilo in gita premio nel paese del balocchi. Dopo aver pogato in maniera fine e raffinata, mentre si facevano "medagliare" iniziavano a baciare, "farsi fotografare con", toccare, sollevare la Coppa - che a dir la verità nelle mani dei tedeschi, dei francesi o dei brasiliani, mi pareva un po' più grande. E mentre Cannavaro la sollevava, questa era già tutta sudicia.
E mentre l'odore dei tarallucci e vino inizia a espandersi nell'aere, la sentenza di primo grado, dopo che si era parlato di fallimento, decapitazione, castrazione chimica, soppressione e lavori forzati, spedisce al massimo in B la non più scudettata vecchia signora.
Ma poiché siamo a Cronache Lituane e non cronache calcistiche, il baricentro vira sensibilmente verso il nord-est. No, non a Trieste, più a Nord e più a Est. Perché in questi giorni di febbre e influenza non ho potuto fare a meno di guardare la fantastica televisione lituana, facendo tuttavia soventi escursioni in quella -altrettanto pregevole- russa, dalla quale ho appreso, en passant, della sentenza italica. La prima notizia è che i reality show americani e inglesi
arrivano in Lituania con il doppiaggio della solita voce monocorde di cui vi parlavo qualche tempo fa. Io li ho guardati per curiosità, ma mi chiedo che senso abbia guardare dei reality show doppiati: il "bello" dei reality è l'identificazione con un personaggio "della strada" sbattuto davanti alle telecamere; se l'uomo della strada però non è lituano ma americano, e per di più viene doppiato, l'identificazione viene meno e con essa se ne va buona parte del senso del reality. Senza contare che si perde il fascino del televoto, non che per me ce ne sia, comunque vuoi mettere? Che poi oltre a "The Bachelor" - proposto una volta da Canale 5 con poco successo - ho trovato un reality tipo "la talpa" o "l'isola dei famosi", insomma in un ambiente un po' rude,
in cui sei gentili donnine decisamente avvenenti, prosperose e "sportive" (insomma non proprio così rudi) slinguazzavano a turno un tipo che dirigeva il gioco, un po' di più di Bettarini a "La talpa", quasi come un "tronista di Maria De Filippi". Ma il top, cari miei, neanche a dirlo, è la mitica televisione russa. A parte il numero considerevole di sgallettate che sgambettano e canticchiano nei "vari varietà", mi commuovo ogni volta che vedo "Al postosky tuosky",
perché al posto di Alda D'Eusanio c'è un "tarro mai visto" che in canottiera e jeans, con un occhiale da sole "di quelli che puoi tirar su le lenti scure", conduce la trasmissione (con le lenti su) in cui improbabili personaggi (incluse le sgallettate di cui sopra) si scannano in russo. Ma il top of the tops è senza dubbio "Chi vuol esser miliardario", versione russa. Il presentatore è un po' più magro e un po' più giovane di Jerry Scotti, (ma sembra altrettanto simpatico) le scritte sono in cirillico, i premi in rubli - mi pare che il massimo sia 30.000 (se così fosse sarebbero 780.000 euro, calcolando il costo della vita e gli stipendi medi in Russia...) mentre
il resto è tutto uguale (studio, grafica, sound). Ebbene l'altra sera c'era una coppia. E' andata avanti disinvolta finché non è uscita la domanda sul calcio. Il nome di Maradona non mi pare ci fosse nella domanda, per cui ricostruendola, suonava pressapoco così: in che squadra giocava,
con il numero 10, il più grande giocatore argentino degli anni'80? A - Napoli B - Milan C- Roma D-Parma. Telefono a casa. Telefona a casa. Prova il collegamento, funziona, da ora hai 30", va bene. Morale della favola: "nieznaiu" (= non lo so). Sirena. Ok, mi gioco il 50 e 50. Napoli o Parma? Il concorrente si illumina. Parma. Il presentatore lo guarda, gli dice qualcosa, probabilmente "che diavoleria malefica ti sta passando per la testa?". Lui è sicuro, Parma. La moglie lo guarda: sei sicuro? Ti dico di si, Parma. L'accendiamo? TI DICO CHE E' PARMA!!! Ok te l'accendo, se è sbagliata problemi tuoi. PARMA!!!!!. Musica. Nooooooooooooooooooo. Napoli, era Maradona, imbecille. Sorriso, tutti a casa, non era Parma. "se vuoi partecipare invia un sms a....". Pubblicità.
Ma poiché la trasmissione è Cronache Lituane e non cronache televisive russe, torno in Lituania, questa nazione in cui si parla una simpatica lingua "indoeuropea, dal forte carattere conservativo e decisamente arcaica sotto molti punti di vista, primo tra tutti la pronuncia": in parole povere non si capisce un cazzo. Questo simpatico popolo ha delle tradizioni veramente ma veramente strane. Tipo: quando ti entrano in casa si tolgono le scarpe. Che posso capirlo in inverno,
quando se non le togliessero nel giro di due passi ti allagherebbero tutto l'appartamento per via della neve, del fango e della poltiglia che ti riporterebbero dentro dalla strada, ma d'estate?!?!?!?!?!? No, non esiste, non c'è verso; i lituani sono così: non bisogna toccargli i loro schemi e le loro piccole certezze, se no li si manda a male. E anche quando i miei padroni di casa son venuti per le bollette o si son tolti le scarpe o si son fermati sulla porta. Guarda che è
casa vostra. Sorridono. Non parlano inglese, non parlano lituano, parlano male russo, forse saranno polacchi. E allora statevene sulla porta, imbecilli.
Il matrimonio. No, tranquilli, no. Quello degli altri, uomini o donne che siano. A parte il fatto che qui la gran parte delle persone si sposano giovani, per poi divenire mogli depresse di mariti alcolizzati, meritano più di un cenno le feste di addio a nubilato e celibato.
E' ovvio che nella patria della birra la compostezza, l'eleganza e il senso della misura cedono sovente il passo all'indecenza e al poco decoro. Ma vedere fino a che punto si riducono i futuri sposini è qualcosa di curioso. In Italia gli ometti si ritrovano per delle cene, condite da spogliarelli, le donne si ritrovano anch'esse per delle cene a base alcolica, sovente accompagnate anch'esse da esibizioni di simpatici palestrati. Solitamente ci si ritrova con degli amici, gli amici di
una vita, della bella vita che sta per concludersi per trasformarsi in un altra vita, con altri ritmi e altre priorità. Qua non si invitano gli amici, o se si invitano gli amici, qua gli amici sono delle vere
e proprie merde. Perché costringono il futuro coniuge, sia esso uomo o donna, alle peggiori bassezze, grazie a un cocktail micidiale di alcool condito con le peggiori fantasie perverse lituane, che riducono allo zero la reputazione di una persona. Che poi io, da italiano non parlante lituano, tante cose non le capisco. Ma vedere di fronte alla Cattedrale, su Gedimino (rispettivamente la
piazza principale e il corso principale) uomini vestiti e truccati da donna con scritti addosso i peggiori improperi (sempre con i trucchi), costretti a farmare i passanti, parlare con loro per chiedere chissà cosa, a volte con degli striscioni alle spalle, incuriosisce. Di solito i simpatici
ometti si ritrovano o su autobus, o su biciclette collettive (tipo i risciò ma con circa 18 posti) in compagnia di una donzella in minigonna che funge sia da navigatore che oste benevola di quantità industriali di birra, e fanno il giro della città fino a raggiungere lo stremo delle forze. Altri, i più sofisticati, affittano delle Limousine (in giro ce ne sono a bizzeffe, per di più i costi non sono esattamente "impopolari") cariche di simpatiche e avvenenti signorine vestite a tema e a bordo di queste simpatiche autovetture fanno il giro della città, probabilmente ingurgitando come nelle migliori tradizioni lituane ettolitri di alcool, prima di finire nello strip club presso il quale è stata affittata la Limousine. Ma non è una pratica così diffusa perché manca l'elemento di degradazione per il futuro sposo. Per le genti donzelle invece la cena di solito è a casa della festeggiata: la futura sposa indossa un velo bianco mentre le amiche delle corna rosse, a volte anche il vestito da diavolette. Ebbene queste bande di scalmanate senzadio, dopo cena, vanno in giro per la città esponendo la loro "amica", di solito ubriaca persa, come trofeo ad ogni passante facendo in modo che ognuno le dica qualcosa per dissuaderla dal buon proposito. Spesso si organizzano con striscioni e sterei per far si che la futura sposa non passi inosservata proprio da nessuno, sempre tra Gedimino e la Cattedrale. La cosa sorprendente è che i futuri coniugi stanno al gioco, e l'essere in preda all'alcool non è una giustificazione, perché sanno esattamente che cosa li attende, se lo so io che son qui da due mesi.
I lituani e l'ombrello. Chiarito il fatto che i lituani non hanno amici in carne e ossa, le feste di cui sopra ne sono una lampante dimostrazione, bisogna chiarire verso quali entità forse mitologiche,
queste creature antropomorfe tipicamente lituane decidano di destinare quei sentimenti che noi comuni mortali, chi più e chi meno, destiniamo comunemente ai nostri amici umani. La prima soluzione plausibile che mi viene in mente è l'ombrello. I lituani sostituiscono gli amici con gli ombrelli. Se il migliore amico dell'uomo è il cane, il migliore amico dei lituani è l'ombrello. Perché è lui che li ripara dalla neve, tre mesi l'anno, è lui che li salva dalla pioggia, sette mesi l'anno. E nell'arco dei sette mesi l'anno suddetti, la pioggia arriva senza preavviso, quando meno ce lo si aspetta. Da noi si dice che chi trova un amico trova un tesoro. Se un lituano trova un ombrello
è contento. Perché anche nei due mesi rimanenti, l'estate lituana, i lituani, un po' per spirito di riconoscenza, un po' perché non sanno neanche loro cosa vogliono dalla vita e dai fenomeni atmosferici, l'ombrello nella borsa ce lo hanno comunque: un po' perché in Lituania può sempre piovere, e un po' perché anche quando c'è il sole loro aprono il loro ombrello e si riparano dai raggi generando l'ombra artificiale. Ma evidentemente non sanno che il nero attira il sole e che gli "ombrelli estivi" (hanno un nome?) che io pensavo utilizzassero solo la regina Elisabetta e il Papa (più qualche altro nobile snob o "fintoricco" che spacciandosi per il Papa cerca di abbordare le ragazzine) di solito sono bianchi. Perché con l'ombrello nero magari i raggi non ti arrivano dritti in fronte ma se metti sull'ombrello nero, le uova, dopo un po' iniziano a cuocere. Mi sa che ancora non lo sanno, se no loro le uova ce le metterebbero. D'altra parte sono lituani. E col sole non hanno molta confidenza.
Sembra una frase fatta, ma i lituani sono proprio lituani, non c'è nulla da fare. Impazziscono per Toto Cutugno, conoscono le canzoni di Drupi, il loro riempipista attuale è "Baila Morena", si fomentano per le canzoni dei Ricchi e Poveri. E quando gli chiedi perché studiano italiano spesso ti rispondono "per la cultura italiana", per le tradizioni, per i film e per le canzoni.
Sono seriamente preoccupato. Non dovrei, dato che i lituani sono proprio lituani. Un po' come noi italiani, che siamo proprio italiani.
Tanti saluti, a presto.
USL.
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